La rassegna Infusione Climatica nasce dal desiderio di trasformare la sensibilizzazione sul cambiamento climatico in un percorso concreto e continuo, capace di accompagnare l’intero arco dell’anno. Si inserisce pienamente tra i temi centrali dell’impegno di Un Posto in cui Tornare APS, un’associazione che da sempre si interroga su come prenderci cura della nostra casa comune e di chi la abita.
Spesso, di fronte alla crisi climatica, ci sentiamo impotenti: con la sensazione di non fare abbastanza nelle attività di sensibilizzazione o di non possedere gli strumenti adeguati per agire. Da qui la scelta di partire da ciò che più ci rappresenta: creare occasioni di incontro, piccoli eventi in cui il dialogo diventa motore di consapevolezza. Non ci sono musica o sport, ma la volontà di formarci in prima persona, di imparare insieme a chi mette al centro le diverse forme di Vita e il loro rispetto.
Come sensibilizzare, allora, se non affrontando il tema in modo diretto e approfondito, grazie al contributo di esperti provenienti da discipline diverse, conosciuti anche attraverso questi anni di associazionismo? Infusione Climatica si sviluppa proprio come uno spazio di confronto aperto, accessibile e informale.
A rendere l’atmosfera ancora più accogliente sono le tisane di Ca’ Loisa, una realtà locale che ha scelto di declinare la sostenibilità nella coltivazione di erbe officinali e nella produzione di miele. Il progetto nasce a Barbarano Mossano dall’incontro tra Isabella, con un dottorato di ricerca sulla difesa sostenibile delle colture, e Lorenzo, apicoltore con una laurea in Scienze Naturali: un esempio concreto di come ricerca, territorio e rispetto per l’ambiente possano intrecciarsi.
La rassegna si articola in sei serate, ognuna con ospiti diversi e, in tre appuntamenti, anche con la presentazione dei loro libri. Attraverso sguardi molteplici – dalla filosofia all’ingegneria ambientale, dalla geografia al diritto, passando per l’attivismo dal basso e l’arte teatrale – vengono affrontate la crisi climatica e alcune tematiche a essa strettamente connesse.

La prima serata, giovedì 22 gennaio alle 20.45 presso l’ex Casa del Fascio, si apre con il prof. Paolo Vidali, docente di Filosofia della scienza e della natura presso la Facoltà Teologica del Triveneto di Padova, che presenterà il suo libro La negazione ecologica. Perché sappiamo tutto dell’emergenza ambientale e facciamo finta di niente.
Una domanda centrale guiderà l’incontro: perché, nonostante la quantità e la qualità dei dati disponibili rendano ormai innegabile l’emergenza ambientale, i nostri comportamenti – individuali e collettivi – non sono all’altezza della gravità della situazione? Quali sono le ragioni logiche, biologiche, etiche e comportamentali di questo “negazionismo ecologico”? Un punto di partenza fondamentale per iniziare il nostro viaggio tra discipline diverse e possibili risposte alla crisi climatica.
Giovedì 5 febbraio alle ore 20.45, all’ex sala consiliare di Mossano, la ricercatrice in ingegneria ambientale all’Università di Padova Valentina Grossule approfondirà una delle risposte più discusse al problema dei rifiuti e della cultura dell’usa e getta: l’economia circolare. Ma non è tutto rose e fiori. La scoperta delle microplastiche mette in discussione l’efficacia e la sicurezza di molti comportamenti che consideriamo sostenibili. Un problema invisibile e delicato, che richiede uno sguardo critico e informato.
Giovedì 26 febbraio alle ore 20.45, all’ex Casa del Fascio di Barbarano, il tema delle fonti di energia rinnovabile torna al centro del dibattito. Stefano Fracasso, vicepresidente di MAGIS (ex AGSM AIM), utility veneta dell’energia, e docente di biologia e chimica, smonterà con analisi e argomentazioni i miti più diffusi: dall’inevitabilità della dipendenza dai combustibili fossili, ai presunti costi economici e sociali insostenibili, fino agli allarmi legati alla produzione delle tecnologie pulite. La presentazione del libro O sole mio. Perché gli scettici non fermeranno l’era delle rinnovabili mostrerà come i veri ostacoli alla transizione non siano tecnologici o economici, ma culturali e politici.
Giovedì 26 marzo alle ore 20.45, presso le opere parrocchiali di Ponte di Barbarano, ci avvicineremo a un caso ancora aperto che coinvolge le comunità di Ponte di Barbarano e Albettone. Ripercorrendo precedenti casi sul territorio, le associazioni Italia Nostra e ANBO, insieme agli avvocati dello studio Meneguzzo, faranno luce sulle criticità e contraddizioni legate alla cava di San Giorgio, una ferita aperta che mina la bellezza e il patrimonio dei Colli Berici.
L’ultimo giovedì sera sarà dedicato a un tema per noi particolarmente caro, legato alla nascita stessa dell’associazione: la Marmolada. Giovedì 9 aprile alle ore 20.45, nella sala civica della palestra comunale di Ponte di Mossano, il geografo Mauro Varotto, docente all’Università di Padova, presenterà il suo libro La lezione della Marmolada.
La Regina delle Dolomiti resta un monito potente: una tragedia che si trasforma in invito a ripensare il futuro, a considerare la fine del ghiacciaio non solo come una perdita, ma come un’occasione per ripensare il nostro modo di stare al mondo. Un tentativo di evitare che il suo sacrificio sia avvenuto invano, lo stesso che guida la nostra associazione nel provare a immaginare “un’altra Marmolada”, un’altra montagna, un’altra relazione con l’ambiente.
Gli incontri si terranno sempre di giovedì, ogni volta in una sede diversa, con l’obiettivo di coinvolgere attivamente i vari centri del Comune di Barbarano Mossano e costruire una partecipazione diffusa e consapevole.
La rassegna si concluderà Sabato 18 aprile alle ore 20.45, al Teatro Berici di Barbarano Mossano con lo spettacolo teatrale 20 GRAMMI – come si racconta una crisi climatica? di Gioia Battisti e Nicola Ciaffoni di Caraboa Teatro. Dopo averci accompagnato tre anni fa nel racconto del mondo della montagna con I guardiani del Nanga Parbat, questa volta ci inviteranno a riflettere sull’impatto ambientale delle nostre azioni quotidiane: a partire da una semplice e-mail – 20 grammi, come suggerisce il titolo, secondo uno studio della Royal Society – fino alla realizzazione stessa di uno spettacolo teatrale.
Ognuno di noi contribuisce, in modi e tempi diversi, ad accelerare la crisi climatica. Ma allora cosa possiamo fare? Paralizzarci? Smettere di agire? La risposta è un cambio di prospettiva: smettere di pensarci come individui soli e iniziare ad agire come comunità.
E noi crediamo che la comunità possa nascere anche da questa rassegna.
Credici anche tu: ti aspettiamo.
